L’AVVOCATO CHE ACCUSÒ BABBO NATALE

di | Dic 18, 2025 | Attualità

(Fiaba di Nedo Bronzi)

Il semaforo passava dal rosso al verde e nuovamente al rosso, senza che nessuna macchina riuscisse a muoversi di un centimetro. Anche nelle tre corsie opposte la situazione non cambiava di un metro. Un serpentone interminabile di auto, taxi, furgoni, ingolfava la Quinta Strada agghindata a festa come tutte le arterie del centro immerse in quel clima pre natalizio. Sui marciapiedi una fiumana di gente si scambiava a malapena il passaggio, tra borse piene di regali e pacchi incartati con fiocchi colorati. I negozi addobbati facevano a gara a chi aveva le luci più sgargianti, sembrava di essere in una luna park.

I sorrisi nei volti della gente diffondevano serenità, e tutti sembravano felici. Tutti tranne Oliver Benjamin Miller. Avvocato famoso, forse il più bravo di New York, certamente fra i primi di tutta l’America. Adorato dai clienti per i quali vinceva sempre le cause, invidiato e detestato dagli avversari. 

Oliver, come centinaia di altri automobilisti, era fermo nella sua lussuosa auto ormai da mezz’ora nello stesso punto immerso in quel maledetto traffico caotico del centro. Aveva una causa che sarebbe iniziata dopo trenta minuti e sicuramente avrebbe fatto tardi ad arrivare in Tribunale.

Osservava nervoso dai finestrini della macchina. 

“Ma guardali come sono contenti” pensava a voce alta “tutti a spendere felici, eh certo,  loro ci sono arrivati in centro e hanno trovato un posto dove parcheggiare…maledetti.”

Niente, nulla si muoveva. I clacson suonavano inutilmente come se quel concerto servisse a smuovere la situazione. Era veramente irritato. Aprì la portiera e uscì fuori. Montó sul predellino dell’auto per vedere se più lontano accadesse qualcosa. 

Un signore, che aveva un bambino per mano, gli passò accanto. Lo guardò sorridendo e gli disse “deve avere pazienza, oggi c’è Babbo Natale al centro commerciale, le macchine stanno andando tutte laggiù con i bambini e il parcheggio è tutto pieno. Sa, devono consegnargli la letterina, vero Martin?” e guardó con tenerezza il bambino che aveva per la mano.

 “È vero” confermò il piccolo che iniziò a rispondere “allora io nella letterina ho scritto che sono stato bravo e gli ho chiesto di portarmi un…”

L’avvocato, con un diavolo per capello, pensava a tutto fuorché ad ascoltarli e interruppe sgarbatamente quel colloquio esclamando “maledetto anche Babbo Natale!”.

Il signore lo guardò sconcertato da tale irriverenza. Borbottò un rimprovero, scosse la testa e si allontanò cercando di rassicurare il bambino rimasto sorpreso dall’intervento brusco di Miller.   

Il cellulare dell’avvocato squilló improvvisamente. Sul grande schermo da tredici pollici dell’auto apparve la scritta  “Segreteria del Tribunale”. Oliver rientró velocemente nell’auto e rispose premendo il tasto del vivavoce. 

“Ma avvocato dov’è?” chiese la  responsabile della Segreteria con voce mista tra il preoccupato e l’irritato. 

“Sono bloccato in mezzo a mille macchine per colpa di questo cavolo di Babbo Natale” rispose urlando con la portiera ancora aperta.

Sul marciapiedi la gente che passava lo sentì benissimo e tutti si voltarono meravigliati.

“Il Giudice Adams la vuole sentire prima di iniziare il processo, altrimenti per lei, non sarà una bella udienza, faccia prima possibile…ah il Giudice mi ha informata che fra mezz’ora se ne andrà a casa”. La telefonata si chiuse senza attendere risposta.

Oliver non poté replicare, rimase interdetto e sempre più furibondo. 

La fila finalmente si mosse, ma fu solo per qualche metro. Sempre più agitato, guardava disperato a destra e sinistra quando, in una strada laterale, intravide un parcheggio libero. 

ll Tribunale era distante ancora un chilometro; in un attimo prese una decisione. Per conquistare quel posto non esitò a salire con una parte delle ruote sul marciapiede spaventando qualche passante. Parcheggiò alla meglio la lunga vettura, uscì trafelato con la borsa, una pratica sottobraccio, il cappotto aperto svolazzante e il cellulare in mano. Inizió a correre, zigzagando fra i passanti.

Ansimando sentì che Il fiatone stava crescendo “devo riprendere ad allenarmi, sto invecchiando” pensò mentre si precipitava a lunghe falcate verso il tribunale. 

Dopo un quarto d’ora arrivò in vista dell’austero edificio dei primi del novecento. Alla fine di un lungo muro che costeggiava il marciapiede, dovette svoltare improvvisamente ad angolo retto per affrontare il lungo scalone esterno che portava all’accesso principale. Non si accorse di una persona che era a metà della scala e che stava parlando con una donna e un bambino. Lo scontro fu inevitabile e disastroso. 

Il fascicolo, la borsa e il cellulare volarono per aria. I due caddero rovinosamente per terra.

Mentre Miller frastornato si rialzava, si rese conto che la persona con cui aveva impattato era un uomo vestito da Babbo Natale che stava chiedendo, con tanto di banchetto, un’offerta per i bambini poveri.

“Imbecille tu e Babbo Natale” gli gridó dietro, mentre raccoglieva i fogli e il resto sparso per le scale. Il poveretto, incolpevole, lo guardò con espressione interrogativa. Raccolse il cappello e la campana con cui richiamava le persone, cercò di rimettere in piedi il povero banchetto, ormai ridotto in uno stato pietoso dopo la rovinosa caduta e fece per replicare, ma l’avvocato, ad ampi passi, era già sparito dentro le possenti porte del tribunale.

La guardia all’ingresso protetta dai vetri del gabbiotto di protezione, lo salutò cordialmente. Anche l’agente, per il periodo festivo, si era messo il cappello rosso da Babbo Natale e aveva ornato con delle lucine intermittenti un piccolo abete posto su una minuscola scrivania. Gli era sembrata una cosa carina ma non certamente per l’avvocato. Non l’avesse mai fatto!

“Ma come, ancora Babbo Natale, mi state perseguitando. Apra svelto che devo entrare” gli gridò in modo scortese e incurante di chi gli stava intorno.

“Avvocato ma deve inserire la tessera” replicò l’agente imbarazzato togliendosi immediatamente il cappello rosso.

Miller si frugò disordinatamente nelle tasche finché trovò la tessera di riconoscimento con il chip magnetico che gli consentì di entrare finalmente dentro l’edificio.

Bussò alla porta del Giudice Adams e l’aprì delicatamente. “Permesso signor Giudice…” si affacciò mentre il magistrato stava togliendosi la toga. 

“O caro avvocato ben arrivato. Mi spiace, troppo tardi. Ho ammesso le eccezioni della sua controparte. D’altronde lei non c’era a sostenere le sue. Oggi non emetterò sentenza, ci rivediamo per questo caso a febbraio e non sia in ritardo questa volta, altrimenti faremo a meno di lei. Sia più solerte e abbia rispetto della corte, Buon Natale”. Con tono un po’ irritato lo congedò senza aspettare né repliche né giustificazioni.

Oliver chiuse la porta dietro di sé sconsolato. Per lui, che non perdeva mai una causa, era come gli avessero preannunciato una sconfitta. Mentre scendeva le scale con lo sguardo fisso nel vuoto e la borsa dei documenti oscillante come se pesasse un quintale, qualcuno gli mise una mano sulle spalle. “Ciao Miller”, era l’avvocato avversario in quella causa, “Grazie per non esserti presentato, il mio cliente ti augura buone feste. Per me, con il risultato di oggi,  sarà un bellissimo Natale vedi?” e gli mostrò la borsa da cui sporgeva un costume rosso. “Vado a casa a vestirmi da Babbo Natale per i miei figli e i miei nipotini, grazie e passa delle felici feste” e lo sorpassò fischiettando un motivetto natalizio. 

“Nooo ancora Babbo Natale, non ne posso più ”bofonchiò tra sé Oliver.

Rifece al contrario la strada da dove era venuto. Incontrò di nuovo il Babbo Natale con cui si era scontrato e lo fulminò con un sguardo mentre lui, riconoscendolo, indietreggiò quasi a proteggersi.

Arrivò pian pian all’auto che aveva parcheggiato.

Non capì subito. Fece qualche passo indietro fino al cartello indicatore che riportava il nome della strada per essere sicuro di non aver sbagliato. Solo in quell’istante gli fu chiaro che l’auto, ormai già sollevata dal carro attrezzi, fosse proprio la sua. Le ruote davanti, con le ganasce ben strette, penzolavano inermi dalla bella carrozzeria.

“Ma come, non è possibile!” disse quasi gridando. 

Allibito girò intorno al furgone giallo mentre l’addetto armeggiava con le leve di manovra. L’autista sotto il pesante giaccone catarifrangente sfoggiava un improbabile vestito da Babbo Natale con tanto di cappello rosso.

Miller, non credeva ai suoi occhi. Non era proprio la sua giornata e la figura di Babbo Natale continuava ad influenzarla negativamente.  

“Ma scusi, cosa sta facendo?” domandò all’addetto.

“Mi spiace si rivolga agli agenti, ma se lei ha la bella idea di mettere l’auto proprio in un posto riservato alla polizia, mi sa che dovrà riprenderla al deposito municipale e pagando una bella multa…deve stare più attento caro signore.”

“Buone feste” gli disse l’autista un pò irriverente sporgendosi dal finestrino e sventolando il cappello da Babbo Natale. Si sentì come preso in giro e quel saluto non fece che far  crescere l’irritazione della giornata. Lo sguardo di Miller seguì con rabbia il furgone e la sua  auto penzoloni. La collera si mutò in desolazione e incredulità quando, abbassando gli occhi  sulla strada, emersero effettivamente le grandi righe gialle dello spazio riservato alla Polizia, delle quali non si era minimamente accorto quando aveva disperatamente parcheggiato.

Chiamò un taxi e mentre tornava lentamente a casa sul divanetto posteriore dell’auto non fece che maledire Babbo Natale ritenuto ormai, nella sua mente, colpevole di quella giornata pazzesca.

La moglie che aprì la porta di casa al suo ritorno, si accorse subito che qualcosa era andata storta, anzi molto di più. Davanti a lei passò un Oliver infuriato.

“Cos’è accaduto?” gli chiese preoccupata.

“Lo querelerò” le disse “porterò quell’impostore in tribunale” continuò entrando in casa.

“Ma di chi stai parlando?” chiese perplessa la moglie.

“Sì ho deciso!” quasi gridando verso la moglie “denuncerò Babbo Natale” e sparì veloce nel suo studio portandosi dentro quell’incredibile minaccia.

La multa, che gli arrivò velocissimamente appena due giorni dopo per raccomandata, fu di quasi 2000 dollari più cinque punti di penalizzazione sulla patente. La collera verso Babbo Natale raggiunse l’apice.

Determinato e risoluto preparò una minuziosa querela e la depositò al posto di polizia del tribunale.

Quando il documento arrivò alla cancelleria ci fu chi sorrise di incredulità. Ma quando videro la firma dell’avvocato Oliver Benjamin Miller tutti furono certi che non si trattava di uno scherzo. Avvocati, impiegati e giudici si assembrarono in cancelleria formando un gran capannello che, tra risolini e discorsi seri, si fece ben presto notare. Chi si accorse subito che qualcosa di strano stesse accadendo furono i giornalisti che si aggiravano sempre nel tribunale in cerca di notizie interessanti,

Fu facile per loro informarsi e ben presto si impossessarono della ghiotta e strana notizia che avrebbe certamente scosso il periodo di festa. Non si attese molto e la novità iniziò rapidamente a circolare ben oltre le mura del tribunale.

Prima furono i giornali on line a riportare titoli eclatanti: – Babbo Natale portato in tribunale – Babbo Natale un impostore denunciato dall’avvocato Miller -. Poi fu la volta della carta stampata e infine si fecero avanti anche le televisioni. 

L’avvocato fu chiamato nei talk show per spiegare la sua iniziativa legale e lui non si fece attendere. 

“Babbo Natale non è una figura positiva, una volta per tutte va detta la verità sia per i bambini sia per gli adulti. Crea addirittura disordine e io ne ho le prove, lo spiegherò in tribunale.”  Queste uscite amplificarono tutta la vicenda. La notizia insolita si diffuse oltre i confini dello stato e fu riportata anche in varie parti del mondo; si creò una grande attesa per l’esito di questa disputa.

Immancabilmente fu la volta degli opinionisti e gli psicologi e pian piano anche la politica ne fu coinvolta. Mancavano pochi giorni al Natale e chi amministrava e governava temette che la vicenda, che si stava facendo clamorosa, turbasse il clima natalizio.  

Ci furono delle pressioni e fu deciso che la questione si risolvesse il più velocemente possibile. Le autorità si accordarono per un processo con rito immediato, anzi fulmineo. Fu così che pochi giorni dopo si tenne l’udienza che coinvolgeva la figura di Babbo Natale. 

Come ci si aspettava l’aula del tribunale era stracolma. Curiosi, giornalisti e reti televisive  decisero di trasmettere in diretta l’udienza che, come vuole il rito di legge, ebbe avvio  solennemente.

“In piedi entra la corte” risuonò nell’aula.

“Avvocato Miller” iniziò immediatamente il giudice “essendo lei il querelante e anche l’avvocato dell’accusa, esplichi a questa corte i termini della sua denuncia.” 

“Grazie Signor Giudice. Signore e signori, il Natale è una festa stupenda, la nascita di nostro Signore. Un giorno di unione di affetti, di riunione di famiglie.  Molte sono le  emozioni e sentimenti di questo periodo,  come è anche bello scambiarsi dei regali. Specialmente per i più piccoli. Ma perché, perché dobbiamo basare tutto, infarcire tutto, di una grande menzogna, di un bugia” e guardò il pubblico con sapiente teatralità “la domanda da porci qui, davanti alla legge, davanti alla Costituzione, alla Bibbia è una sola: dobbiamo ancora continuare a raccontare che questi doni siano portati da Babbo Natale? Ma chi è Babbo Natale?  Se è nostro dovere, obbligo civico e morale dire in un’aula di Tribunale tutta e solo la verità assoluta, qual è la sola verità che dobbiamo oggi dire? Bene questa verità è che Babbo Natale è un impostore, perché Babbo Natale non esiste!”

Nell’aula si alzò un alto mormorio, un vociare indistinto mentre decine di flash bersagliavano l’avvocato Miller.

Il giudice batté più volte il martelletto “silenzio, silenzio o faccio sgombrare l’aula”.

“Domando alla Corte: chi si è presentato a sostenere la difesa di Babbo Natale signor Giudice?” continuò con enfasi ancora l’avvocato.

Il Giudice osservò il banco della difesa. “Non mi sembra che ci sia qualcuno che elabori tesi difensive. Bene avvocato ha altro da aggiungere?”

“Si signor Giudice” disse Miller e si preparò all’ultimo atto spettacolare “io sono disposto a un contraddittorio e chiamo a deporre, a difendersi e a confutare la mia tesi … Babbo Natale” con gesto teatrale di grande effetto si posizionò accanto allo scranno degli imputati.

Tutti si voltarono verso la porta d’ingresso dei testimoni. L’attesa fu inutile. Un addetto si affacciò in aula e avvertì che non c’era nessuno.

“Ecco” concluse l’avvocato, con grande retorica legale “questa è la più chiara dimostrazione che Babbo Natale non esiste.”

Ancora nuovamente grandi mormorii. Intervenne nuovamente il Giudice per tacitare la moltitudine di persone nell’aula.

“In assenza di ulteriori interventi, mi ritiro per deliberare.”

Nell’attesa Miller fu assalito dai cronisti.

“Avvocato cosa pensa, vincerà la causa?”

“Babbo Natale sarà dichiarato inesistente?”

“Finalmente” rispose Oliver “sono sicurissimo, è  giunta l’ora, in questi tempi moderni che sia svelata questa menzogna, sarà il bene per tutti i popoli della terra. Questa realtà sarà accertata per Legge, la Corte non potrà che certificare la verità”.

Tutti rimasero in attesa ai loro posti. Molte opinioni e discorsi pronunciati a bassa voce si diffusero in tutta l’aula e anche oltre perchè molta gente non era riuscita a entrare.

Dopo una mezz’ora la porta della Corte si aprì. Il Giudice in piedi guardò in silenzio le persone intorno e iniziò a parlare.

“In merito alla tesi descritta dall’accusa rappresentata dall’Avvocato Miller, che è anche il querelante, e non essendoci testimoni a difesa…”

Ci fu a quel punto un gran movimento in fondo all’aula, tutti si voltarono e il Giudice si interruppe “ma cosa sta accadendo?”

“Fermi, fermi, un attimo, aspetti signor Giudice, ci sono io, arrivo…” gridò una voce trafelata in fondo alla sala. Un vecchietto con occhiali, barba bianca, un po’ trasandato e panciuto avanzava goffamente, aprendosi a stento un varco fra la folla stupefatta e incuriosita.

“Mi scusi signor Giudice, ma io ho una certa età, non ce l’ho fatta a correre, mi scusi del ritardo, sono un testimone per la difesa.”

Miller lo guardò meravigliato passargli accanto. 

“Mi scusi Signor Giudice” la voce era ancora affannata per la corsa “non volevo mancarle di rispetto, ma non ce l’ho fatta ad arrivare prima.”

Il giudice, tra il sorpreso e il divertito, decise di ascoltarlo.

“Si qualifichi, chi è lei? Nome e cognome.”

“O bella” disse sorridendo il vecchietto “mi conoscono tutti, specialmente i bambini, mi chiamo: Babbo Natale.”

Tutti si alzarono per vedere meglio, ci furono risate e il mormorio si fece altissimo; poi flash e riprese.

“Suvvia “disse il Giudice “sia serio.”

“Certo, serissimo signor Giudice sono proprio io.”

Le guardie nell’aula fecero per fermare l’individuo sicure di aver a che fare con un pazzo, un mitomane, ma il giudice temendo qualche problema di ordine pubblico li fermò con un gesto della mano.

“Va bene, suvvia, dica velocemente quello che ha da dire, che dobbiamo chiudere l’udienza” lo esortò con fare un po’ spazientito.

“Vedete” inizio il vecchio barbuto accomodandosi nello scranno dei testimoni e guardandosi intorno con un bel sorriso simpatico stampato in faccia .

“Certo che io esisto” disse sorridendo e fissò negli occhi l’avvocato.

“Voi pensate che Babbo Natale esista solo perché porta i doni. Vi sbagliate è molto, molto di più. E’ vero come dice l’avvocato Miller, i tempi di oggi sono moderni. Viviamo in mezzo all’Intelligenza Artificiale. Ma ci sono delle cose che nessun marchingegno artificiale potrà replicare. Avanti ditemi, avete mai visto la fantasia? Sì dico in persona, oppure la Poesia? La Generosità? La cosa più bella, l’Amore? Eppure ci credete. Non solo ci credete ma attraverso le emozioni voi tutti provate questi sentimenti. Io sono la magia dello stupore, la meraviglia del sogno. La bellezza e la commozione di vedere la gioia negli occhi dei vostri bambini. Io sono l’immaginazione, il fantastico del desiderio. Grazie alla purezza del cuore dei bambini io esisto. Sono l’incanto che sta dentro a tutti voi adulti, che siate  genitori o no. Io sono la favola dell’attesa. Sono il prodigio di una notte che avvera la fantasia. Sono la gioia di donare senza pretendere niente indietro. Io sono voi e tutti voi, quando donate, diventate me stesso. Se io cesserò di esistere cesserà di esistere anche tutto questo.”

Queste parole caddero come un macigno nell’aula, rimbombando nel silenzio inatteso che si era creato. 

Fu il giudice a rompere quello strano clima. 

“Bene nella speranza che non ci siano più ulteriori colpi di scena, questa corte si ritira per deliberare.”

Passata una mezz’ora il giudice rientrò nell’aula e si fece un gran silenzio. Rimase in piedi e dopo avere girato a lungo lo sguardo tutto d’intorno verso la massa del pubblico, iniziò a parlare.

“Dopo avere sentito le ragioni del querelante, nonché anche rappresentante dell’accusa Avvocato Miller, le ragioni della la difesa che pur rilevano elementi importanti nelle dichiarazioni offerte dal testimone poc’anzi ascoltato, non possiamo che affermare che quanto sostenuto fa parte della sfera delle emozioni. La legge si basa su fattispecie concrete e atti a supporto. Quindi per quanto ci dispiaccia dal punto di vista emotivo, per le responsabilità connesse all’affermazione della verità dobbiamo dichiarare la figura di Babbo Natale inesistente. Così è deciso in nome della legge, l’udienza è tolta”

Ci fu un trambusto enorme, i giornalisti si accalcarono intorno all’avvocato Miller “ha vinto anche questa avvocato…complimenti…è contento?”

Miller però non era così felice come avrebbe dovuto essere un avvocato che vince una causa. Le parole del vecchio lo avevano colpito e la soddisfazione era sparita dal suo animo. Anzi una sensazione di profondo disagio lo pervase.

Cercò tra la folla il vecchio barbuto, come lo cercarono i cronisti, ma l’uomo sembrava sparito, volatilizzato.

Dopo aver risposto a molte interviste, l’avvocato finalmente riuscì a liberarsi dalla folla e uscì dal tribunale che era già sera. Scese la scalinata, si guardò intorno mentre ancora qualche flash dei cronisti lampeggiava. Il suo sguardo fu attratto dal banchetto in cui era inciampato malamente nel salire la scalinata qualche giorno prima, desolatamente vuoto. La persona vestita da Babbo Natale che chiedeva offerte per i bambini poveri non c’era più. 

Una folata forte di vento dicembrino che annunciava la neve, fece svolazzare i poveri addobbi di quel banco che era servito per richiamare qualche offerta. Miller lo guardò provando una strana malinconia. Sollevò il colletto del cappotto per cercare di scacciare il freddo intenso che stava provando. Un gelo strano che lo aveva pervaso, come se volesse entrare nel corpo, in profondità, fino a toccare il cuore.

Guidando l’auto, lungo il tragitto verso casa beneficiò di un traffico inaspettatamente rarefatto e i marciapiedi non erano più affollati 

“Sarà per questo vento freddo” pensò Oliver ma la cosa non fece che aumentare il disagio e lo strano fastidio che sentiva dentro.

Entrando a casa ebbe la netta sensazione di aver sbagliato nell’intraprendere quella battaglia natalizia. Aveva pensato egoisticamente a sé stesso, a tutta la parte legale, alla sua professione, al suo prestigio personale. Ma forse non aveva pensato alla cosa più importante.

Mentre ancora assorto appendeva il cappotto all’attaccapanni, nel corridoio comparve suo figlio. “Babbo ti ho visto in televisione  ma scusa come Babbo Natale non esiste? E la mia letterina che ho scritto per lui? L’avete spedita vero? E dove arriverà?”

Oliver non sapeva cosa rispondere “tranquillo Dylan vedrai che i doni arriveranno non ci pensare ora” replicò un pò incerto. Ma il piccolo rimase triste, diffidente  e non convinto da quella rassicurazione.

L’avvocato si recò nello studio riservato al lavoro della moglie, chiudendosi la porta dietro le spalle.

“Ma Emily cos’è questa storia della letterina? A chi l’ha consegnata? E soprattutto cosa c’era scritto?” chiese con un tono nervoso.

“Ah” rispose la moglie “io non lo so, l’ha consegnata a te giorni fa, spero tu l’abbia letta e spero ancora meglio” proseguì con rimprovero “che tu sappia perfettamente ciò che tuo figlio desideri da Babbo Natale” il tono con cui calcò quel… “tuo figlio” non lasciava scampo al povero marito.

Miller sì ricordò solo allora di aver preso sovrappensiero quel pezzettino di carta e, distratto com’era dalla causa che stava promuovendo, di averlo messo nel cassetto della sua scrivania. Andò immediatamente nel suo studio, frugò dappertutto, ma di quel pezzo azzurro di cartoncino neanche l’ombra. Sembrava sparito nel nulla. “Ormai è tardi” pensò scrutando le luci accese dei lampioni fuori della finestra “domani penserò  come risolvere il problema.”

L’indomani si recò al negozio di giocattoli dove di solito portava sempre il piccolo Dylan. Sicuramente il negoziante suo amico sapeva i desideri di suo figlio o forse, anche se non lo ricordava, aveva portato la letterina proprio a lui.

“No mi spiace Oliver, probabilmente la letterina effettivamente è stata imbucata come gli anni passati nella cassetta per Babbo Natale” gli disse il negoziante “ma è accaduta una cosa strana. Proprio stamani mi sono accorto che la cassetta della posta dove molti bambini avevano messo le letterine sembra sparita, praticamente volatilizzata. Un mistero…”

L’avvocato, un po’ frastornato e disorientante da tutti quegli eventi negativi, tornò a casa e decise di riflettere sul daffarsi. Rimaneva ancora qualche giorno al Natale e una soluzione l’avrebbe trovata.

Il giorni passavano, Oliver cercava di parlare con il piccolo per scoprire i suoi desideri ma più il tempo andava avanti e più Dylan diventava strano.

“Dylan perchè non scrivi nuovamente la letterina con ciò che desideri così siamo sicuri che i regali arrivino” gli chiedeva il babbo.

“Babbo, non ho voglia di scrivere e parlare dei giocattoli, non mi viene in mente niente e non ho neanche voglia di giocare.”

Dylan appariva sempre più annoiato. Era solitamente un bambino curioso, inventava mille avventure con i suoi giochi, aspettava il Natale con gioia. Invece ora sembrava che niente più lo interessasse, né i cartoni animati né le favole.

Intanto la notizia dell’esito della causa fatta dall’avvocato Miller aveva fatto il giro del mondo e i giornali avevano riportato a grandi titoli: “Babbo Natale non esiste”. Anche alla televisione erano stati fatti numerosi servizi.

Un pomeriggio Oliver, immerso in questi pensieri, accese distrattamente la televisione per allentare la tensione, trasmettevano un servizio sul Natale “…ci colleghiamo ora con i nostri inviati in varie città per sapere se in giro stanno avvenendo gli stessi episodi. Buongiorno Vanessa cosa sta accade a Washington nei negozi di giocattoli?”

“Buongiorno a te William, quello che sta accadendo te lo faccio raccontare dal sig. Moore proprietario del più grande store di giocattoli…Sig. Moore ma perchè siete così preoccupati?”

Signor Moore “sta accadendo una cosa disastrosa per noi, sono sparite tutte le centinaia di letterine che i bambini avevano lasciato per Babbo Natale, svanite nel nulla. I genitori cercano di far riscrivere ai bambini la lista dei desideri ma tutti sembrano aver perso la voglia di giocare, di fantasticare, è come se non volessero più niente come se avessero perso la fantasia…”

A quelle parole Miller sentì nuovamente quello strano disagio che aveva percepito il giorno dell’udienza. Gli tornarono in mente tutte le parole pronunciate dal vecchio barbuto e un brivido freddo penetrò il suo corpo, proprio come fu la folata di vento che l’aveva colto nell’uscire dal tribunale la sera dal processo.. 

Decise allora di telefonare in tribunale. Cercò il capo della Cancelleria. “Thomas, scusami ma nell’udienza di giorni fa il testimone della difesa deve essere stato registrato, mi dici i suoi dati; devo assolutamente rintracciarlo.”

Dopo poco il funzionario rispose “Oliver mi spiace, la persona è entrata improvvisamente e il segretario è riuscito solo a sentirlo verbalmente…è un pò imbarazzante ma è stato registrato come Babbo Natale residente a Polo Nord n.1…non é uno scherzo. Sicuramente era uno a cui mancava qualche rotella, che voleva mettersi in mostra. Poi è letteralmente scappato correndo verso l’aula in cui voleva testimoniare. Non è stato più possibile approfondire né prendere un documento. Alla fine è sparito, come svanito nel nulla e non siamo riusciti a ritrovarlo.”

Miller abbassò il telefono mentre il disagio si tramutava in turbamento. “Devo uscire” disse frettolosamente alla moglie che rispose “Ma Oliver è quasi sera. La sera della vigilia di Natale… Oliver, Oliver…” ma lui parve non ascoltarla nemmeno, era già in fondo alle scale, giù nella strada.

“Forse lo trovo in centro, agli angoli delle strade principali, vestito da Babbo Natale…” pensava camminando in fretta e volgendo lo sguardo da ogni parte “gli posso parlare, posso spiegare, posso sapere cosa volesse dire con la sua testimonianza…forse mi sono fatto prendere dalla rabbia di quel giorno…forse…” 

Vagò per ore, senza sentire il freddo della sera. Passò davanti agli ultimi negozi aperti con i pochi clienti ritardatari e commessi stanchi e spazientiti che volevano andare a casa. Altri abbassavano le serrande su pupazzi e manichini agghindati. Le luci di quelle vetrine, spengendosi, lasciavano il posto a strane ombre che proiettate sulle facce di quelle sagome senza vita, disegnavano angoli inquieti di tristezza. La stessa tristezza che Miller aveva dentro al cuore. 

Perso nei suoi pensieri quasi non si accorse di un vecchio barbone al lato del marciapiede. Vestito con un cappotto malandato si apprestava ad affrontare, con qualche cartone addosso, la fredda notte della vigilia. Si stava mettendo vicino ad un grata dalla quale usciva il vapore caldo di un riscaldamento che gli avrebbe permesso di sopravvivere al rigore del buio. Il capo del vecchio era malamente coperto da un liso cappello rosso da Babbo Natale, con qualche buco qua e là. Anche quella che era stata una bianca pelliccia intorno al bordo del copricapo mostrava di aver lasciato da tempo i giorni migliori. 

“Buon Natale” disse il mendicante verso Miller che però, immerso nei suoi pensieri non si fermò. “Ehi amico ti ho detto Buon Natale” disse di nuovo il vecchio alzando la voce verso l’avvocato ormai di spalle qualche metro più avanti.

Oliver questa volta si fermò, tornò indietro e guardò il vecchio steso sul cartone. “Scusa non avevo sentito, ma purtroppo sono uscito senza portafoglio, non ho neanche una monetina” e fece l’atto di frugarsi nelle tasche del cappotto. Con sorpresa però sentì in fondo ad una tasca un foglio un po’ accartocciato. Lo tirò fuori e si accorse che era una banconota da dieci dollari, chissà come era rimasta lì e da quanto tempo.

“Beh” disse al mendicante “questa non è proprio una monetina, ma caro vecchio mio la sera della vigilia starà molto meglio nelle tue mani che nelle mie tasche, Buon Natale” e si alzò andandosene senza aspettare la reazione del vecchio.

“Grazie, grazie infinite Buon Natale…Buon Natale” gli gridò dietro il mendicante incredulo del bel dono che gli era stato fatto.

Miller passeggiò ancora con il cuore pieno di angoscia. Si fermò ad un tratto su una panchina lungo il fiume che scorreva lento e freddo. Folate gelide gli scompigliavano i capelli e aprivano i lembi aperti del cappotto. Il clima della vigilia non era quello che avrebbe voluto provare, l’indomani sarebbe stato Natale e dentro a lui e anche tutt’intorno, non c’era aria di festa.

“Allora c’è del buono in quel vecchio cuore” disse improvvisamente una voce. 

Miller, quasi riscuotendosi, si voltò di scatto. Non aveva sentito niente ma accanto a lui, in penombra sulla panchina, si era seduto qualcuno.

“Cosa ha detto?” ripeté Oliver che sembrò risvegliarsi dai suoi tristi pensieri.

“Ho detto che dentro, caro avvocato, sei una brava persona.”

Oliver sorpreso cercò di guardare meglio. Riconobbe il cappello rosso e il cappotto malandato, si accorse infine della barba bianca e degli occhiali che prima non aveva osservato. Era il mendicante a cui aveva fatto l’offerta di dieci dollari.

“Ma come…come fa a sapere che sono un avvocato?” chiese spaurito.

“Suvvia Oliver, ma come, hai fatto emettere una sentenza per cui io non esisto” rispose il vecchio sorridendo “ ero io sul banco dei testimoni, non ricordi.”

Miller credeva di esser diventato pazzo. “Forse il freddo” pensò e si stropicciò gli occhi.

“Ancora…” gli disse il vecchio divertito “ancora non ci credi, eppure l’ho detto anche al segretario del Tribunale che lo ha scritto sulla scheda, Babbo Natale, Polo Nord n.1… più chiaro di così.”

L’avvocato indietreggiò sulla panchina come spaventato “ma non può essere, lei forse ha qualche problema, ha letto tutto sui giornali…”

“Ma allora Oliver, cosa devo fare per convincerti? devo dirti che non hai trovato più la letterina inviata a me da tuo figlio Dylan e che al tuo negoziante è sparita tutta la cassetta per Babbo Natale con tutte le letterine dentro? Che i bambini non le vogliono riscrivere perché hanno perso la fantasia? Ma io l’avevo detto in tribunale, se vuoi che io non esista più allora anche il mio significato sparisce. Io ho detto la verità”

“Ma sei il vecchio del Tribunale veramente?” domandò incredulo Miller.

“Proprio non ci riesci a pronunciare il mio nome. Sono Babbo Natale, sono proprio io. Eppure da piccolo quante volte parlavi di me. Ricordi quanto ti piaceva quel trenino rosso, avevi otto anni. La tua famiglia era povera, quell’anno poi una brutta malattia vi portò via il vostro caro babbo. Tua mamma, meravigliosa donna, parlò a te e ai tuoi fratelli, molto più grandi, per dirvi che quell’anno Babbo Natale non sarebbe potuto passare. Oh quanto piangesti. Eri bravo capivi che quei tempi sarebbe stati tristi e c’erano grandi difficoltà, però la delusione era fortissima. Invece la mattina di Natale il trenino era lì, proprio sotto il piccolo albero. Dalla gioia tu non ti accorgesti che per i fratelli non c’erano regali e il pranzo di Natale era molto più misero. Ecco quello che accadde, il sacrificio di tutti per la tua felicità, era il senso, lo scopo, il significato di Babbo Natale.”

Miller nell’ascoltare quel ricordo si commosse e una lacrima luccicò sulla guancia.

“Ma ora la legge ha detto che io non esisto e allora…” disse il vecchio sospendendo la frase.

”Cosa ho fatto!” disse disperato l’Avvocato.

“Vedi tu hai agito come fanno molti uomini oggi. Hai pensato solo a te stesso, a quello che ti accadeva. Hai dovuto dare la colpa a qualcuno e quel giorno hai dato la colpa a me per tutte le cose che ti andavano storte. Non hai pensato alle conseguenze, se avresti fatto del male ad altri. Sei stato egoista, tanto da non pensare neanche al tuo piccolo Dylan e agli altri bambini.”

“E ora che posso fare?” domandò avvilito e sconfortato Miller. “Mancano due ore a Natale? Non posso neanche far riformulare la sentenza e poi i bambini…addirittura quel banchetto per i bambini poveri… sono un mostro!”

“Ma no, io lo so che hai un buon cuore, ti conosco da tanto tempo e l’hai confermato prima con il tuo gesto” lo rassicurò Babbo Natale ridendo di gusto “Ma scusa sono o non sono Babbo Natale: sono o non sono magia e fantasia? Dai, so io come puoi rimediare. Vieni con me sarai il mio assistente, il mio Elfo principale, abbiamo migliaia di letterine da riprendere in mano, meno male che io le ho già lette tutte”

Cosa accadde in quelle due ore e nelle successive, fa parte dei segreti tra genitori e Babbo Natale. Però qualcuno afferma che il tempo si fermò, altri addirittura che il tempo tornò indietro. C’è chi giura però di aver visto qualcuno vestito di rosso che prendeva per mano un uomo e che insieme sparissero velocissimi come se volassero verso il cielo, su qualcosa che assomigliava a una slitta. Ma nessuno ci credette.

Qualunque cosa fosse accaduto, sta di fatto, che il mondo gira e va avanti. Quella notte finì e Natale, come sempre per fortuna dell’umanità, arrivò.

“Oliver…Oliver sveglia che è tardi.” era la voce di Emily che dolcemente scuoteva Miller ancora addormentato “E’ la mattina di Natale, dormiglione. Dai dobbiamo andare a vedere se è passato Babbo Natale per Dylan.”

Oliver si stirò sorridendo e dette un bacio alla moglie che continuò “…a proposito di Babbo Natale, stanotte sembrava che avessi un incubo. Ogni tanto parlavi nel sonno, chiamavi Babbo Natale e poi parlavi di una causa, di una denuncia, del tribunale… e pensare che è una settimana che hai preso le ferie, hai proprio bisogno di riposarti.”

“Sono in ferie da una settimana?” ripeté Oliver sorpreso “ma allora è stato tutto un sogno, accidenti, ti voglio raccontare Emily, credimi un sogno incredibile… sembrava proprio realtà…allora tutto è iniziato…” 

“Dai Oliver” lo interruppe la moglie “mi racconterai dopo, ora è più importante andare a vedere se Babbo Natale è passato…vero Dylan?” disse alzando la voce in modo che il piccolo sentisse. 

Il piccolo era già sveglio da un pezzo, non stava più nella pelle. 

Tutti in pigiama e ciabatte aprirono piano la porta del grande salone e…sotto l’albero ecco il regalo più bello per Dylan.

“La bicicletta rossa, la bicicletta.” inizio a gridare, saltando per la gioia “grazie Babbo Natale è la cosa più bella che potessi avere” e corse ad abbracciare il suo dono con gli occhi che esprimevano quell’entusiasmo che solo un bambino felice sa mostrare.

Oliver lo guardò felice, ripensò al sogno, a tutto quello che gli era sembrato di vivere e scosse la testa sorridendo.

Fu destato da quei pensieri dal suono improvviso del campanello della porta. Ancora in pigiama andò ad aprire.

“Buon giorno e Buon Natale” era un uomo vestito da Babbo Natale “vuole fare un’offerta per i bambini poveri perché anche per loro questo giorno sia felice?”

Oliver guardò quell’uomo sorpreso “Ma noi non ci conosciamo? Lei non aveva un banchetto sulle scale del Tribunale dove chiedeva delle offerte?”

“No mi dispiace, io vado per le strade, nelle case, a cercare persone generose che aiutino i bambini meno fortunati” rispose sorridendo l’uomo.

“Ma guarda mi sembrava proprio di averla già incontrata” gli disse osservandolo con attenzione. Ripensò un attimo a quello che era stato il suo sogno così verosimile e intenso che adesso, incredibilmente, chi aveva davanti somigliava straordinariamente ai personaggi fantastici che gli erano apparsi nelle sue visioni notturne. 

“Sono mortificato, purtroppo non ho contanti né monete, non so come aiutarla” rispose con tono sinceramente addolorato.

“Non fa niente, sarà per un’altra volta, passi un felice Natale” rispose l’uomo comunque sorridente.

“Arrivederci buon Natale anche a lei e a tutti i bimbi che aiuterà” e fece per chiudere la porta mentre quel Babbo Natale se ne stava andando.

“Aspetti, aspetti un attimo…” gli disse improvvisamente fermandolo sull’ultimo scalino.

“Ora che ci penso, forse in una tasca del cappotto, da qualche parte, dovrei avere dieci dollari…”

Andò veloce all’armadio, prese il cappotto e tornò alla porta e iniziò a frugare freneticamente nelle tasche mentre il Babbo Natale lo guardava speranzoso. Intanto Emily non vedendolo tornare era andata a vedere cosa stesse accadendo.

La moglie capì subito la situazione, vide il marito così affannato che voltava e rivoltava senza esito il cappotto. Prese immediatamente il portafogli dalla borsa.

“Oliver tranquillo, ho io del denaro in contante” estrasse una banconota e la porse al Babbo Natale che ringraziò con calore.

“Grazie Emily” le disse dandogli un leggero bacio sulla guancia. 

“Ti voglio bene” gli disse la moglie con un sorriso innamorato e se ne andò verso la grande sala della casa.

“Eppure ero sicuro di avere una banconota…o invece era solo nel sogno…” pensò Miller mentre frugava una volta di più e approfonditamente nell’abito..

Ad un tratto, in fondo alla tasca, sentì qualcosa di morbido di cui, stranamente, non si era accorto prima. Tirò piano piano, con curiosa delicatezza, quello che sembrava un tessuto. 

Ecco che venne fuori un vecchio cappello rosso da Babbo Natale.

La stoffa consumata, qualche buco in qua e là, la pelliccina bianca rada e spettinata, che da tempo aveva lasciato la sua stagione migliore.

Lo guardò attentamente, con il cuore che batteva a mille. Lo riconobbe in un istante, era quello che aveva sognato.

Riaprì la porta, scese velocemente per strada così come era in ciabatte e pigiama. Si guardò intorno, a destra e a sinistra, perfino sul tetto della casa. 

Spinse lo sguardo lontano, come a cercare una sagoma familiare, qualcuno che lui sapeva di conoscere bene. 

Intanto la mente ripercorse in un attimo quello che aveva vissuto nel sogno. La commozione salì per la gola e nuovamente una lacrima scese pensando alla sua infanzia, alla mamma e al sacrificio della famiglia per donare a lui la felicità di un regalo. 

Strinse al cuore il cappello e ricordò le parole che quel Babbo Natale aveva detto nell’udienza del Tribunale che aveva sognato “Io sono la gioia di donare senza avere niente indietro…io sono voi, quando donate, e voi quando donate diverrete me stesso.”

Guardò fuori dalla finestra, il vento era cessato, il cielo si era coperto di nubi bianche, compatte. Fiocchi di neve iniziarono a punteggiare l’aria. Dylan già stava provando la bicicletta intorno alla tavola apparecchiata per il pranzo. Presto sarebbero arrivati gli ospiti. 

Rivolse allora lo sguardo verso il cielo e disse piano “Buon Natale a te… Babbo Natale”. 

Ora la festa poteva incominciare.


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